Perchè ospitare?

Perché ospitare un bambino ucraino? La risposta a questa domanda trova le sue fondamenta in una ben precisa data: il 26 aprile 1986 (vedi “Storia di Cernobyl”). E’ questo il giorno in cui accade il disastro di Cernobyl. E’ questo il giorno in cui intere popolazioni si ritrovano in una situazione di emergenza. E a distanza di anni necessitano ancora di sostegno e umanità. L’unico rimedio per poter dare sussistenza è quello di aiutare le nuove generazioni, quei bambini che nel 1986 ancora non erano nati. Questo perché rappresentano il futuro dell’Ucraina e perché sono i soggetti più a rischio, data la loro giovane età, di malattie per le conseguenze di quel nefasto giorno di tanti anni fa. Proprio per questo si rende utile e necessaria l’ospitalità di questi bambini da parte di famiglie straniere, nel nostro caso italiane. Già, perché ospitare per un certo numero di giorni all’anno (uno o due mesi) un bambino proveniente dalle zone contaminate dall’esplosione della centrale significa dare loro l’opportunità di ridurre notevolmente la quantità di radioattività assorbita dall’organismo, grazie alla permanenza in un ambiente non contaminato e ad un’alimentazione priva di radionuclidi. Perché i bambini sono i soggetti più a rischio in casi di inquinamento atmosferico, quale può essere quello da elementi radioattivi? L’elevata velocità dell’accrescimento cellulare, oltre all’abbassamento delle difese immunitarie e del sensibile aumento dell’insorgenza di patologie comuni a carico del sistema respiratorio rende i bambini maggiormente predisposti rispetto all’organismo di una qualunque persona adulta. La via principale della contaminazione è quella percorsa dalle derrate alimentari prodotte nelle aree contaminate e quotidianamente consumate dalle popolazioni che vi abitano. Per questo si rende necessaria un alimentazione sana e controllata per i minori che soggiornano al di fuori dell’Ucraina.

L’ospitalità dei bambini provenienti da Cernobyl e da zone limitrofe è quindi ad oggi una forma umanitaria di solidarietà consolidata dal punto di vista scientifico e praticata in numerosi Paesi, quali Germania, Francia, Polonia, Belgio, Inghilterra, Stati Uniti, Cuba, Canada, Giappone e tanti altri, oltre ovviamente all’Italia.

Autorevoli ricerche effettuate dell’ENEA hanno piacevolmente dimostrato che l’ospitalità in Paesi stranieri è molto utile; dopo appena trenta giorni di soggiorno in una zona non contaminata un bambino perde dal 30 al 50% del cesio-137 assorbito (il radionuclide più presente nell’organismo dei bambini contaminati) riducendo così la possibilità di ammalarsi di tumori, leucemia ed altre patologie collegabili alle conseguenze della radioattività. Una continuità del progetto durante gli anni può risultare decisamente molto importante.

I criteri quindi, con i quali si identificano i bambini che maggiormente necessitano di aiuto e di soggiorni in zone pure, sono:

  • Quantitativo di radioattività presente nel luogo di residenza: è l’analisi principale perché ad un maggior livello di contaminazione del territorio corrisponde un maggior rischio di essere colpiti da patologie dovute all’inquinamento nucleare;
  • Età dei bambini ospitati: la giovane età, come detto sopra, è un fattore che penalizza i bambini, essendo i soggetti più vulnerabili;
  • Condizioni socio-economiche dei bambini: è un importante criterio di selezione, in quanto è nostra intenzione aiutare chi ha più necessità, come bambini che provengono da famiglie numerose, privi di un genitore, con genitori disoccupati o alcolizzati, con particolari problemi di salute, o bambini provenienti da istituti, quindi senza genitori e senza una vera famiglia.

Crediamo sia utile ripetere che il fattore principale per un corretto ed efficace soggiorno sia l’alimentazione, che deve prevedere frutta e verdura fresche, cibi genuini o fatti in casa, il giusto apporto di amidi e di fibre (pasta, riso, cereali etc.), di pesce e di carne, riducendo sale, dolciumi e burro, evitando i cibi preconfezionati (dolci o salati che siano) e prediligere l’acqua come bevanda abituale.
Mangiare sano rafforza le difese immunitarie, già fortemente compromesse dalla situazione ambientale in cui i bambini vivono e dalla dieta molto povera a cui sono giornalmente sottoposti (a base di patate, pane di segale, cavolo, barbabietole e carne di maiale).

Pur non avendo affrontato gli aspetti scientifici più cavillosi, in questa pagina abbiamo trovato una risposta alla domanda di apertura:

Perché ospitare un bambino ucraino?

Perché sarà grazie ad ognuno di voi se per questi bimbi ci sarà una speranza di vita in più.