Viaggi a Kiev

Che bello partire ed andare a trovare il proprio bimbo in Ucraina! Una simpatica opportunità per cementare il rapporto che lega la famiglia al bambino e, al tempo stesso, per visitare la città di Kiev. Per alcuni invece è una simpaticissima opportunità per cercare, non trovare, una bimba con cui fare conoscenza… con il solo risultato di sbornie fuori dall’ordinario (me lo hanno raccontato, cosa ne so io!).
A Kiev ci si va in aereo, e fin qui non ci piove. Ma con che aereo? Naturalmente si va al risparmio, cercando compagnie aeree non convenzionali quali la “Klagenfurt Airlines” o la “Libano Aviation”, che comporta l’unico inconveniente di organizzare voli diretti per Kiev partendo esclusivamente da Beirut. Tuttavia, scelta la soluzione più economica, si analizza il tragitto. Per nostra comodità si sceglie di partire da Genova, per poi scoprire che il viaggio comprenderà otto tappe, con scali a Roma, Barcellona, Toronto, Beirut (?), Leopoli, Odessa, Pechino ed infine l’agoniata Kiev! Un paio di giorni di viaggio, con annessi patemi d’animo da decollo ed atterraggio, ma alla fine ciò che conta è essere a Kiev.
Atterrati all’aeroporto di Borispol ciò che più colpisce il visitatore è la frequenza di pagamenti. Per accelerare le manovre conviene starsene con il portafoglio in mano (che è anche più sicuro) ed elargire denaro contante a destra ed a manca. In qualche modo si arriva in centro, dove ci attendono i nostri lussuosi appartamenti presi in affitto. Qui non manca proprio nulla. Beh, qualcosina forse manca ma sono cose di scarso utilizzo ed interesse (leggasi bidet, tovaglie, tende, lenzuola, sedie, lavatrice, piatti, badili e dizionari di giamaicano). Preso possesso della propria dimora ogni famiglia si reca dal proprio bimbo per poterlo tenere con se nella settimana successiva. E qui mi fermo perché io non ospito nessuno, quindi cosa ne so di cosa fanno le famiglie? Però a Kiev ci sono stato e so per certo qual è l’attrattiva di maggiore interesse per i nostri compatrioti: percorrere migliaia di miglia (a piedi) intorno alla piazza principale, la Piazza Indipendenza. Eh già, capite che spasso ritrovarsi il McDonald a volte di fronte, a volte alle spalle, la Posta a volte a destra, a volte sulla sinistra… Per carità, è una bellissima piazza, ma la prossima volta portatevi dei libri e state in casa!
Il soggiorno in terra dell’ex Unione Sovietica viene spesso e volentieri allietati da pranzi e cene dal sapore distruttivo. Capirete che pasteggiare a vodka è molto arduo se non si è abituati. Come va a finire? Semplice, gli italiani fanno la figura degli italiani, finendo a cantare l’inno d’Italia (oh le le, oh la la, faccela vedè etc. etc.) tra lo sdegno generale, celato causa doveri di ospitalità. E le giornate passano così, dimenticando ogni volta ciò che è accaduto il giorno prima e consapevoli di dimenticarsi, domani, anche cosa si è fatto oggi.
Capita che qualche astemio, carico d’iniziativa, si avventuri in una rivisitazione di quella che viene definita “visita alla città”. Nulla di più difficile, essenzialmente a causa della lingua, a noi leggermente incomprensibile. E tanto peggio se qualcuno, animato da sbruffonaggine acuta, tenta di parlare in ucraino con quelle tre o quattro parole conosciute… tutto può venir frainteso nel peggiore dei modi. Un classico esempio è rappresentato da Maurizio, avventuratosi nelle viuzze della periferia. Chiese, con chiari difetti di pronuncia, dove si trovava la metropolitana… è dal 2002 che scava i tunnel per la nuova linea che aprirà tra quattro anni.
Ma il tempo passa, ed è già ora di tornare a casa. I più fortunati si reggono ancora sulle proprie gambe, altri si trascinano appresso la flebo, altri non riceveranno il permesso di dimissioni dall’ospedale per altre tre settimane. E si risale sull’aereo, percorrendo un percorso analogo al precedente con l’aggiunta di uno scalo intermedio a Genova (?), durante il quale ci è vietato scendere.
In aereo si sentono, inesorabilmente domande del tipo: “L’anno prossimo ci torniamo vero?”. E si sentono, altrettanto inesorabilmente, risposte del tipo: “Ma vaff *BEEP*”.