Telefono

Il cuore di un’organizzazione di qualsiasi progetto è senza dubbio il telefono. Con il telefono ci si mette in contatto in breve tempo, si possono chiedere spiegazioni, chiarimenti, si può decidere, si può, You can. Il telefono da sede è come tutti gli altri telefoni, ha la sua bella cornetta e la sua bella selezione di pulsantini numerati. Non ho mai controllato di persona ma credo che anche all’interno sia uguale agli altri telefoni. Pensavate che fosse un rudere mal funzionante vero? E invece funziona anche troppo bene! A rendere interessante la vita associativa, in questo caso, è il suo utilizzo smodato, sia in ricezione sia in chiamata. Devo premettere che il numero di telefono della nostra sede lo sanno tutti, ma proprio tutti, e quindi le telefonate si susseguono incessantemente.
La maggior parte delle telefonate che riceviamo è ovviamente a carattere promozionale. Se avessimo dovuto acquistare tutto ciò che ci è stato proposto avremmo la sede allestita da decine di materassi, dozzine di reti con doghe (che non si abbinano come numero ai materassi), televisori a iosa, pentole a profusione e allevamenti d’asini sparsi in tutto il mondo. Invece, non avendo acquistato nulla, ci resta solo lo squillo del telefono che, incolpevole, tenta di metterci in contatto nuovamente con i tenaci e caparbi venditori.
In ordine di rilevanza riceviamo anche numerose chiamate di persone che hanno composto erroneamente la sequenza numerica. Hanno sbagliato numero. Agli annali è consegnata la vicenda di… mia, è successo a me, occasionale interlocutore telefonico con una signora che aveva sbagliato numero. Il dialogo si svolse pressappoco così (per la cronaca “S” sta per signora e “L” sta per Luca):

L: “Pronto?”
S: “Ho sbagliato numero?”
L: “Me lo dica lei…”
S: “Penso di si.”
L: “Dipende da chi cercava.”
S: “Cercavo una donna.”
L: “Anche io la cerco.”
S: “Ma quella che cercavo io è una suora.”
L: “…”
S: “Pronto? Pronto? Deve essere caduta la linea…”

Bei ricordi. Infine, raramente, riceviamo anche telefonate dei nostri soci, la maggior parte (anzi tutte) particolarmente estrose ed altrettanto inutili. Non sto qui a spiegarvi perché, fidatevi della mia parola.
Se esistesse una disciplina olimpica dedita alle telefonate, noi avremmo un atleta di prim’ordine da far gareggiare, la temeraria Graziella. Sicuramente non ha rivali in tutta Cairo e nel suo hinterland ma anche a livello nazionale credo che non sfigurerebbe. Se c’è da telefonare, lei c’è. Qualcuno prepara un elenco, con tanto di nomi, cognomi e recapiti. Qualcun altro (non lo stesso di prima perché sennò si stanca) prepara un foglio con su scritto cosa bisogna dire al telefono. Con questi strumenti Graziella si accinge al telefono, lucida la cornetta e mette il gesso sui tasti a mò di stecca da biliardo ed inizia. Ho scordato di dire che quando si telefona, lo si fa in grande. Il numero di persone da chiamare è sempre a tre cifre, ma più vicino alle quattro che alle due. Quando Graziella parte tutti noi abbandoniamo la stanza ed andiamo al bar a prendere in giro Paolo il barista. Si torna poi il giorno dopo a controllare e si scopre che le telefonate sono state fatte tutte. Praticamente la nostra eroina telefonica (la chiamerei Phone-Lady) ha iniziato a telefonare di pomeriggio, ha proseguito per tutto il giorno, la sera, la notte, il mattino ed il pomeriggio seguenti, rompendo le balle un po’ a destra ed un po’ a manca a ‘sta povera gente che “magari” dormiva anche. Il telefono presenta sempre degli evidenti segni di usura, quasi di fusione dovuti all’incessante e frenetico utilizzo per molte ore consecutive. Brava Graziella, ottimo lavoro, molto veloce. E poco importa se nessuno dei “chiamati” ha capito un’acca di cosa gli è stato detto, noi il nostro dovere lo abbiamo fatto.