Spedizioni

Ad inizio 2005, ricordo che era un giovedì, Sandro si palesò in sede e disse “Abbiamo bisogno di soldi.”. L’affermazione ardita lasciò tutti nell’indifferenza più totale, data la sua banalità ma il destino cinico e crudele aveva in serbo nefasti avvenimenti per noi. L’idea del sommo presidente era di spedire alcune lettere per richiedere contributi, con allegato bollettino postale. Non male come vaccata, pensammo subito, e nacque il primo interrogativo: a chi spedire la lettera? La risposta fu lapidaria “A tutta l’Italia.”. Dopo un paio di dozzine di minuti di scrosciante ilarità tutti avevano già rimosso il pensiero dalle loro menti. Tranne il buon Federico che corresse “E se spediamo solo in provincia di Savona?”. Seguì un periodo di ilarità molto più breve ma non meno intensa. In parole povere era stato deciso.
Si scelse la conveniente opzione denominata “spedizioni senza indirizzo”, in altre parole una distribuzione maniacale del materiale cartaceo in ogni buca postale del Savonese. Presi contatti con la Posta di Savona ci vennero fornite le direttive, secondo molti atte a far cambiare opinione alla gente (nel senso di “lasciate perdere”). E fu così che vennero stampate un paio di miliardi di lettere, altrettanti bollettini postali precompilati ed altrettante buste. Il tutto, sottoposto ad approvazione da parte di Poste Italiane venne catapultato nella nostra sede tramite trasporto eccezionale scortato dalla Polizia e depositato in ordine sparso in ogni anfratto libero. L’immane quantitativo di scatole presentava l’inconveniente che era immane per davvero. Venne così trovata la soluzione di erigere una barricata davanti alla porta della sede, soluzione che presentava notevoli vantaggi:

  • si liberava del posto all’interno;

  • la barricata fungeva da protezione, potendo lasciare la porta aperta;

  • noi eravamo chiusi dentro, quindi costretti a lavorare.

Iniziò così l’opera di “imbustamento” di migliaia di migliaia di lettere. Io fui scaltro e mi feci assegnare alla conta: racchiudevo 50 lettere con un elastico. Ad altri andò meno bene ma, se non altro, non ci furono perdite all’interno del battaglione.
Dopo la prima settimana di lavoro non si cominciarono a vedere i primi frutti. Dopo la seconda nemmeno. Dopo un mese si liberò un piccolo spazio che permise a Fabio di sedersi. Dopo due mesi Graziella imbustava tutto ciò che trovava, persone comprese. Dopo il primo anno mi chiesi che numero veniva dopo il 50. Dopo due anni, ma non sono molto sicuro della data, avevamo finito. Gli scatoloni, pieni di buste, vennero nuovamente trasportati sotto scorta a Savona, dove se ne persero definitivamente le tracce. Eh si, anni di duro lavoro svanito in un attimo. Ogni tanto si può sentir parlare persone che ammettono di aver ricevuto la nostra lettera… ma si aggireranno intorno al due percento dei destinatari iniziali. Le nostre proteste verso Le Poste italiane furono veementi! Ovviamente il risultato è stato nullo. In compenso dobbiamo ammettere che il servizio è molto caro. E se consideriamo che abbiamo pagato fior di quattrini per veder recapitata una busta ogni tanto la soddisfazione è grande… stiamo aspettando ancora che Sandro esca dalla cassetta delle lettere in cui si è nascosto per potergli esprimere tutta la nostra approvazione…