Fax

Non stiamo a raccontarcela. In un’epoca di Internet e di altissime tecnologie ciò che mi stupisce, e sempre mi ha stupito, è il fax. Ormai sono parecchi anni che, tramite un telefono modificato, si inviano documenti in ogni angolo della terra, delle riproduzioni di fogli che abbiamo in mano e che, poco dopo, saranno anche in mano ad altre persone Un’invenzione fantastica se funzionasse. E già, non so voi, ma io col fax ho un rapporto di amore ed odio (più odio direi). Il mistero del fax mi affascina parecchio. Mi chiedo, com’è possibile far viaggiare un rettangolo di carta bianco, con alcune scritte sopra, attraverso la linea telefonica sino alla destinazione prescelta? Com’è possibile? Semplice, non è possibile. Non c’è verso di farlo funzionare, nemmeno dopo minacce e punizioni corporali. Lui, immobile come una roccia, continua a tacere anche dopo dozzine di tentativi di invio. Il fax da sede è proprio così, un oggettino di dubbio gusto estetico e basta. Non serve, in quanto non funziona. Noi, per renderci belli agli occhi delle famiglie, abbiamo inserito il numero di fax nella nostra carta intestata… provate pure ad inviare qualcosa, vedrete che ridere!
Ma non è sempre stato così, ricordo i tempi in cui le pagine si rigiravano all’interno del subdolo marchingegno per uscirne, tutte strappate, alcune ore dopo. E la parte più interessante è che qualcuno le riceveva! Si, qualcuno, questo è quello che si sa in merito al destinatario.
In sede il principale utilizzatore del fax è Sandro, un po’ perché vi si è affezionato, un po’ perché lo costringiamo noi. Essenzialmente vengono faxate comunicazioni urgentissime con i nostri colleghi d’oltrecarpazi. Si stampa il foglio, lo si rilegge, lo si butta in quanto pieno di errori, lo si rifà, lo si ristampa, lo si rilegge e lo si infila nel fax. Si compone il numero e, quando rispondono, il fax viene letto ad alta voce, simulando una voce dal lieve accento metallico. L’interlocutore, il più della volte, resta sbalordito ma basta spiegargli che si tratta di una nuovissima tecnologia denominata “Voice Fax” e che non ha nulla a che vedere con il fax e con il telefono.
Paradossalmente esistono giornate (segnate sul calendario) in cui riceviamo dei fax. Un fax, il plurale “dei” è esagerato. Se varcando la soglia della sede venite attratti da un’inspiegabile ed insolita luce rossa intermittente, allora siete proprio voi l’avvistatore del fax. Ed è proprio come l’avvistatore di una cometa in cielo, diventerete famosi. Il fortunato prescelto vuole subito condividere la scoperta, così convoca in gran furia una riunione, adducendo false motivazioni. Quando ci ritroviamo tutti in cerchio attorno a quella luce lampeggiante mi sento proprio come Armstrong. Non sulla luna. Nemmeno in bicicletta. Si, con una tromba in mano, non chiedetemi perché. Sandro vorrebbe iniziare a parlare come suo solito ma viene zittito, bendato ed inginocchiato davanti all’altare del fax. A lui l’onore (forse di più l’onere) di stampare la mistica pagina. E qui termina tutto il divertimento e la magia del momento perché non ci si riesce di stampare sto benedetto fax e le imprecazioni salgono copiose al cielo. Abbandoniamo tutti la sede, tranne il Presidente che, vi avevo detto, è affezionato alla macchina faxatrice e prosegue imperterrito. Raramente si riesce ad ottenere qualcosa, ma quelle poche volte la gioia è tanta. Ogni singolo foglio viene custodito gelosamente e catalogato con tutta l’altra pubblicità ricevuta.