Cena sociale

L’attività goliardo-ludico-culinaria a scopo di lucro per eccellenza. A dire il vero questa tradizione è in disuso da un paio d’anni visto il notevole calo dei commensali che vi prendono regolarmente parte: leggende medievali narrano di oltre mille partecipanti (e pare tutti in casacca rossa) alcuni anni or sono, fino ad arrivare ai sette audaci iscritti dell’ultima esperienza. Non che sia un problema, almeno per noi. Difatti ci prefiggiamo una cifra da raccogliere, quindi dividiamo per il numero di commensali ed ecco servito il conto pro capite. L’ultima volta una famiglia di tre persone pagò 500 Euro più l’usufrutto, da parte dei membri del Consiglio Direttivo, della propria abitazione per due settimane all’anno per dieci anni.
La via crucis culinaria, che si svolge solitamente al sabato sera, inizia al venerdì con la fatidica spesa. Un calvario senza uguali, ore ed ore di spingimenti di carrelli e di pesature di zucchine… il tutto ovviamente per risparmiare fino all’ultimo centesimo. La spesa si arricchisce quindi di verdure, tralasciando la carne ed il resto. Al venerdì sera inizia la spignattata: tutto viene predisposto al meglio, fiasco da due litri di vino bianco a centro cucina e pentole e padelle a profusione sparse un pò qua ed un pò la. Da notare che il team di grandi cuochi che allestisce la cena (ovvero noi) è composto da Sandro, che sa far da mangiare, e gli altri, capaci a malapena a pelare una patata. Per questo, quando il Capo Chef se ne esce con frasi del tipo “Avrei bisogno che qualcuno mi tagli l’arrosto.” Oppure “Mi sbollenti la verza grazie.”, si nota un fuggi fuggi generale, giustificato dalla profonda ignoranza in ambito alimentare.
I preparativi sono accompagnati dallo stereo, che fa girare sempre ed inesorabilmente lo stesso disco… Cristian asserisce di aver imparato a suonare la chitarra sentendo per centinaia volte “La canzone del sole” ed imparandone tutti gli accordi.
Ci si ritrova poi al sabato mattina in cucina. Prima di tutto viene sostituito il fiasco di vino, e scartata la focaccia. Verso mezzogiorno, finita la colazione, si riprende l’attività bellica.
Contemporaneamente i meno adatti al grembiule vengono arruolati nel “Genio Tavoli”, attività strategica di vitale importanza. Il tutto consiste nel percorrere alcune decine di chilometri trasportando i tavoli per la sala da pranzo (o da cena) in spalla. Dopodichè questi vengono disposti ed adornati da quella simpatica tovaglia di carta a scacchi bianchi e rossi che fa tanto “Questo è un posto dove si mangia bene.”. Ma come dice il proverbio “Il buon cibo non si vede dalla tovaglia.”.
Successivamente, in ordine puramente casuale, vengono disposti piatti, bicchieri, forchette, coltelli, maceti, bottiglie di vino, d’acqua e di detersivo. La sala è pronta proprio nel momento in cui arrivano i primi ospiti ed in cucina scatta il panico. Sandro urla che il vino bianco gli serviva per far cuocere qualcosa ma noi lo abbiamo bevuto tutto e gli rispondiamo, in stile coro alpino, di arrangiarsi con ciò che ha a disposizione come fanno i cuochi di Antonella Clerici.
Preparato il tutto alla bell’e meglio ci si accorge che mancano piatti per tutti ma a questo ci penseremo poi… già, è giunto il momento di addestrare i camerieri. I nostri camerieri, di cui sono degno esemplare, hanno una capacità di trasporto di circa un piatto alla volta senza certezza di consegna. La maggior parte delle volte il contenuto viene ritrovato sulle gambe di commensali, altre volte nascosto in qualche anfratto, altre ancora, incredibilmente, sulla tavola. I camerieri curano molto il look. Il giorno prima si concorda un abbigliamento standard, da sembrare almeno simili. Infatti alla sera ci si ritrova con una squadra di camerieri così composta:

  • Stefano: camicia bianca, pantaloni neri e farfallino rosso. Molto ben pettinato;

  • Gabriele: tuta da ginnastica blu e scarpe da tennis;

  • Federica: camicia rossa, gilet nero e capelli raccolti;

  • Io: pantaloni corti, infradito e maglietta dei Metallica;

  • Luigi: pantaloni neri e camicia azzurra… per l’abbinamento dei colori viene chiuso in una cantina sino a fine serata.

La serata scorre via liscia come l’olio, specialmente per la scivolosità del pavimento, e non si registrano incidenti di gravità tale da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. L’unica pecca della serata si ha quando ci vediamo costretti a lanciare Lucia all’inseguimento dei soliti portoghesi che, dopo aver mangiato e bevuto, tagliano la corda senza pagare.
Rimesso tutto in ordine e ripulito i locali alla “Ma si che va bene così”, intorno alle sei del mattino, issiamo bandiera bianca e firmiamo l’armistizio. Almeno un anno di pace, poi si vedrà.